Superare il Trattato di Saint Germain e lavorare per il pieno diritto alla doppia cittadinanza italiana ed austriaca
La cittadinanza italiana, come espressamente previsto dalla Costituzione e dalle leggi italiane, si fonda principalmente sul principio del jus sanguinis, ovvero sul diritto di acquisire la cittadinanza per discendenza da un cittadino italiano, senza limite generazionale. Questo principio si traduce nella possibilità di riconoscere la cittadinanza italiana ai discendenti di cittadini italiani, anche a distanza di molte generazioni, se in grado di documentare la propria ascendenza italiana. Tuttavia, questo diritto non è esercitabile automaticamente; richiede una specifica procedura di riconoscimento, che può variare in base alla legislazione in vigore e alle modifiche normative introdotte nel corso degli anni.
Un aspetto fondamentale di questa legislazione riguarda il trattamento speciale riservato ai discendenti di nazionalità italiani originari di territori che, storicamente, hanno fatto parte dell’Impero Austro-Ungarico e che, dopo la Prima Guerra Mondiale, furono ceduti agli Stati vicini, come la Jugoslavia, attraverso i Trattati di pace, in particolare il Trattato di Saint Germain del 1919.
Questo trattato, che sancì la fine della guerra tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, comportò la cessione di territori ricchi di popolazione italiana, come l’Istria, Fiume (oggi Rijeka) e la Dalmazia, alla Jugoslavia. Sebbene la maggior parte della popolazione locale fosse di lingua e cultura italiana, il trattato stabiliva un processo di transizione e integrazione, che non si realizzò, tuttavia, attraverso plebisciti diretti, ma mediante l’approvazione parlamentare del trattato stesso da parte degli Stati coinvolti.
In questo contesto storico si inserisce la Legge 8 marzo 2006, n. 124, che ha introdotto modifiche alla Legge 5 febbraio 1992, n. 91 sulla cittadinanza italiana. Questa legge, in particolare, ha previsto il riconoscimento della cittadinanza italiana a coloro che fossero discendenti di cittadini italiani originari delle zone cedute alla Jugoslavia, come l’Istria, la Dalmazia e Fiume, e ai loro discendenti in linea retta. L’articolo 17-bis della legge stabilisce, infatti, che tale diritto si estende a coloro che possono dimostrare di essere figli o discendenti di soggetti che furono cittadini italiani e che risiedevano nei territori ceduti a seguito dei trattati di pace, quali il Trattato di Parigi (1947) e il Trattato di Osimo (1975).
In particolare, la Legge 124 del 2006 ha previsto due principali categorie di beneficiari del riconoscimento della cittadinanza:
- Discendenti di cittadini italiani residenti nei territori ceduti: In questa categoria rientrano coloro che possano provare che uno dei loro antenati diretti fosse cittadino italiano e risiedesse in uno dei territori oggetto dei trattati di pace (Istria, Dalmazia, Fiume), e che, a seguito delle modifiche territoriali, si trovò a essere automaticamente privato della cittadinanza italiana in favore di quella jugoslava.
- Persone di lingua e cultura italiane: Questa categoria si riferisce ai discendenti in linea retta di coloro che, pur non essendo mai stati formalmente cittadini italiani, avevano una forte connessione culturale e linguistica con l’Italia. Questi discendenti possono accedere alla cittadinanza italiana previa dimostrazione di tale legame culturale.
L’introduzione dell’articolo 17-ter della stessa legge ha ulteriormente ampliato questa possibilità, riconoscendo che, in alcuni casi, il diritto di opzione per la cittadinanza italiana potesse essere esercitato anche da chi avesse conservato legami forti con la lingua e la cultura italiana, anche se originariamente non rientrava tra i cittadini di territori ceduti.
Se per i cittadini ex Jugoslavi la questione è risolta, risulta ancora anacronistico il divieto (discedente dal Trattoto di Saint Germain) che vieta riconoscimento della cittadinanza doppia cittadinanza italiana ed austriaca ai discendenti di soggetti di nazionalità italiani dei territori dell’ex Impero Austro-Ungarico (in particolare Trentini e Sud Tirolesi) è, dunque, una misura che tiene conto di un legame storico e culturale profondo, rispondendo a una richiesta di giustizia storica nei confronti di popolazioni che, pur essendo italiane sotto molti aspetti, vennero private della loro cittadinanza con il passaggio dei territori agli Stati vicini.
Un passo verso la cittadinanza europea
La proposta di estendere la doppia cittadinanza italiana ed austriaca anche ai discendenti di nazionalità italiani nati nei territori austriaci prima del 24 maggio 1915, ovvero prima dell’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria, rappresenterebbe un ulteriore passo verso una cittadinanza europea, intesa come riconoscimento dei legami storici e culturali che uniscono i popoli dell’Europa centrale e sudorientale.
L’idea di estendere il diritto di doppia cittadinanza italiana ed austriaca a discendenti di italiani di quei territori sarebbe, infatti, un atto simbolico e concreto di unificazione europea, che non si limiterebbe a un’idea di cittadinanza politica, ma anche culturale e storica. Tale estensione potrebbe contribuire a rafforzare i legami tra le nazioni che hanno condiviso un passato comune e a promuovere la memoria storica delle migrazioni forzate e dei cambiamenti politici che hanno segnato la storia dell’Europa del Novecento.
In un contesto di crescente interconnessione tra le nazioni dell’Unione Europea, il riconoscimento della cittadinanza italiana a una più ampia fascia di discendenti di italiani originari di territori che furono parte dell’Impero Austro-Ungarico potrebbe anche favorire una visione più inclusiva e unitaria dell’Europa. Questo approccio sarebbe in linea con gli ideali di integrazione e di cittadinanza europea, che riconosce l’importanza di preservare le identità culturali e storiche pur mirando alla costruzione di una comunità politica unita.
L’adozione di tale proposta, inoltre, rafforzerebbe l’idea di una cittadinanza europea che non si fonda esclusivamente sulla residenza in un determinato territorio, ma sul riconoscimento delle radici comuni e della memoria storica condivisa, fattori che potrebbero promuovere un’Europa più coesa e solidale.
Conclusioni
In sintesi, il riconoscimento della doppia cittadinanza italiana ed austriaca ai discendenti di cittadini italiani dei territori dell’ex Impero Austro-Ungarico e la possibilità di estendere questo diritto a coloro che possano dimostrare una discendenza da italiani nati in territori austriaci prima del 1915 costituiscono una misura che non solo risponde a esigenze storiche e giuridiche, ma anche a una visione di un’Europa più integrata e consapevole della propria storia comune. Estendere questo diritto sarebbe un segno di giustizia storica e, al contempo, un passo concreto verso la realizzazione di una vera cittadinanza europea, inclusiva e rispettosa delle identità culturali.
