Tramutolesi nel mondo, quando le radici diventano futuro
C’è un piccolo paese della Basilicata che, almeno una volta all’anno, prova a riunire idealmente i propri abitanti sparsi nel mondo.
È Tramutola, in provincia di Potenza, dove si è svolta la quinta edizione del Premio “Tramutolesi nel mondo”, un’iniziativa dedicata ai cittadini che si sono distinti per professionalità e merito, in Italia e all’estero.

Ma dietro la consegna di un premio c’è qualcosa di molto più importante: la volontà di mantenere vivo un rapporto tra chi è rimasto e chi è partito.
Due donne premiate, due storie di successo
Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato a Caterina Marotta, giudice della Suprema Corte di Cassazione, e a Rosanna De Nictolis, presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato.
Entrambe hanno ricordato con emozione il legame con la propria Tramutola.
È un aspetto significativo.
Quando si parla di emigrazione, spesso si pensa alle persone che hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero.
Ma la storia dei piccoli comuni italiani è fatta anche di persone che sono partite, hanno costruito il proprio percorso lontano dal paese d’origine e hanno continuato, in modi diversi, a portare con sé il nome e la memoria della propria comunità.
L’emigrazione non deve diventare soltanto un ricordo
È stato proprio questo uno dei temi centrali del convegno organizzato nell’ambito della manifestazione.
Si è parlato della storia dell’emigrazione lucana e tramutolese, ma anche di turismo delle radici e ritornanza.
Sono parole che negli ultimi anni stanno assumendo un significato sempre più importante.
Perché i figli, i nipoti e i pronipoti degli emigrati spesso vogliono conoscere i luoghi dai quali partirono i loro antenati.
Vogliono vedere la casa del nonno, conoscere il paese del bisnonno, visitare la chiesa nella quale fu battezzato, ritrovare un cognome su una vecchia lapide.
E questo interesse può diventare anche un’opportunità concreta per i piccoli comuni.
Dalla memoria all’economia
Il presidente del Centro Studi Lucani nel mondo, Luigi Scaglione, ha sottolineato proprio la necessità di mantenere vivo il rapporto con i lucani nel mondo e di creare condizioni concrete per favorire il ritorno e la permanenza dei giovani.
È una sfida importante.
Molti piccoli comuni italiani soffrono infatti lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione.
Le comunità degli emigrati e dei loro discendenti possono rappresentare una risorsa ancora poco sfruttata.
Non soltanto dal punto di vista affettivo.
Un discendente italiano che torna nel paese dei propri nonni è un turista particolare: cerca una storia, una famiglia, un’identità.
E spesso porta con sé altri familiari.
Può soggiornare nelle strutture locali, mangiare nei ristoranti, acquistare prodotti del territorio e magari decidere di tornare.
Il valore dei piccoli paesi
Tramutola rappresenta bene questa possibilità.
Per un visitatore straniero potrebbe essere semplicemente un piccolo comune della Basilicata.
Per un tramutolese che vive in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, in Canada o in Australia può invece essere il luogo dal quale è cominciata la storia della propria famiglia.
Ed è proprio questa differenza a rendere prezioso il turismo delle radici.
Un piccolo paese può avere un patrimonio enorme anche se non possiede monumenti famosi in tutto il mondo.
A volte il suo patrimonio è costituito da una casa, un cognome, una fotografia, una ricetta, una festa religiosa o un vecchio dialetto.
La festa che riporta tutti a casa
La manifestazione si è conclusa con il concerto degli Alma Latina e con la quarantesima edizione della Sagra del Ferricello Tramutolese, un piatto tradizionale della zona.
Anche questo dettaglio racconta bene il rapporto tra emigrazione e identità.
La cucina, forse più di qualsiasi altra cosa, è capace di viaggiare.
Una ricetta parte da un piccolo paese lucano e può arrivare dall’altra parte del mondo.
E magari, dopo tre o quattro generazioni, quella stessa ricetta viene ancora preparata da una famiglia che vive a migliaia di chilometri da Tramutola.
Un messaggio per tutti i piccoli comuni italiani
La storia di Tramutola potrebbe essere un modello interessante anche per molti altri comuni italiani.
Quasi ogni paese ha una propria comunità all’estero.
Calabresi, siciliani, lucani, pugliesi, campani, piemontesi, veneti, friulani: milioni di italiani e discendenti di italiani vivono fuori dal Paese.
Spesso però il rapporto con il comune d’origine si interrompe dopo qualche generazione.
Creare occasioni di incontro, organizzare iniziative culturali, recuperare gli archivi dell’emigrazione, digitalizzare i documenti e coinvolgere i giovani potrebbe aiutare a mantenere quel filo.
Perché un emigrato può essere partito cento anni fa, ma la sua storia continua a vivere nei suoi discendenti.
L’emigrazione come ponte
È forse questa la lezione più interessante che arriva da Tramutola.
L’emigrazione non deve essere vista soltanto come una pagina dolorosa della storia italiana.
Lo è stata, certamente.
Ma oggi può diventare anche un ponte tra l’Italia e il mondo.
Il paese d’origine e le comunità all’estero possono tornare a parlarsi.
Possono nascere scambi culturali, viaggi, iniziative economiche, collaborazioni e soprattutto nuove relazioni tra generazioni.
Perché il legame con la propria terra non deve necessariamente finire con la partenza.
Può cambiare.
Può diventare qualcosa di nuovo.
E forse è proprio questo il senso più profondo del Premio “Tramutolesi nel mondo”.
Ricordare chi è partito, conoscere chi è rimasto e costruire insieme ciò che ancora deve venire.
Come ha ricordato il Comune di Tramutola al termine della manifestazione: l’emigrazione è memoria, ma il legame con la propria terra può essere soprattutto futuro.
