Turismo delle radici ed IMU sugli immobili degli italiani all’estero: misure per far cassa sugli italiani all’estero
Riceviamo e pubblichiamo.
Pare che anche l’attuale governo, stante a quanto si legge al riguardo insistentemente negli ultimi tempi, voglia favorire il cosiddetto turismo delle radici, alla cui base si intravede un forte interesse nazionale per il futuro, che dovrebbe favorire il settore turistico di quei luoghi caratterizzati da un accentuato fenomeno migratorio bisognosi di presenze per incrementare sostanzialmente l’economia locale. Un progetto certamente lungimirante e ambizioso caratterizzato allo stato attuale da contorni molto fumosi che lasciano intravedere interessi forse più speculativi che sostanziali, utili solo a ingrassare l’ingranaggio e ingigantire la prosopopea dei fautori.
Se ne parla tanto, in ogni luogo e in ogni circostanza. Argomento molto di moda su cui ci si concentra per richiamare e giustificare l’assenza sulle tematiche emigratorie pendenti. Addirittura anche a livello infrastrutturale, vedi aeroporti, viene menzionata la necessita’ di considerare questo aspetto intravedendone, senza alcun supporto concreto, una congrua portata. Lungi da una prospettiva seria e concreta al riguardo, senza riferimenti a costi e a ricavi, in questa ottica gradualmente si tende a gonfiare organici ministeriali, regionali e comunali, predispongono appositi uffici, mentre altri meditano come inserirsi nel contesto a proprio vantaggio. Sara’ un successo? Vogliamo sperarlo.
Comunque appare stridente e contraddittoria una politica nazionale che da una parte tende a finanziare questo tipo di intervento basato su una ipotetica presenza di soggetti che non hanno un segno tangibile sul territorio diretto mentre dall’altro si penalizza già da luogo tempo, sempre nella logica di far cassa, chi ha conservato le sue origini lasciando un segno tangibile del suo passato e del suo recente presente , conservando i suoi immobili o costruendoli o acquistandoli, legato da un effetto e da sua storia individuale e familiare che non intende abbandonare sopportando dei sacrifici non indifferenti nel proprio e nell’ interesse delle generazioni future. Farebbe bene la politica, nell’interesse nazionale, a non provocare una defezione proprio da parte di quest’ultimi i cui effetti potrebbero essere deleteri proprio per quei territori su cui converge l’attenzione generale attuale. Per questi italiani all’estero, di vecchia e nuova generazione, l’opinione pubblica, nazionale e non , non mostra nessuna comprensione e gratitudine, ma solo indifferenza ed assenteismo, riservandogli una tassazione penalizzante , miope ed egoista. Sono questi gli italiani che nell’indifferenza generale vengono sistematicamente, senza vergogna e pudore, mazziati e gabbati da lungo tempo senza scrupolo alcuno.
Come si può sopportare e giustificare questa forma di speculazione e di assoluta mancanza di riconoscenza nei confronti di chi , con la sua presenza continua e costante nel tempo, con il mantenimento dei suoi beni immobiliari in Italia, contribuisce al sostegno economico delle sue terre di origine pur venendo sottoposto a un salasso fiscale ormai insopportabile, che grida vendetta gia’ da lungo tempo?
Tutti , esponenti dell’Emigrazione, associazioni, parlamentari eletti all’estero , stampa nazionale e di emigrazione, Presidenti delle Regioni , Ministero degli Esteri , tutta la Nazione ha ormai messo a tacere, senza chiedersi se sia effettivamente giusto, le giuste rivendicazione e aspettative di quest’ultimi che chiedono un trattamento fiscale pari ai loro connazionali in Italia .
C’e’ qualcuno che addirittura sostiene la necessita’ di rendere funzionante il Consiglio degli italiani all’estero prendendo a pretesto, a mo’ di esempio, la questione dell’Imu degli italiani all’estero. Ma quando mai l’emigrazione, con le sue associazioni, i suoi rappresentanti all’estero, lo stesso CGIE, hanno dato dimostrazione di aver compiuto gesti concreti in tal senso?
C’e’ solo da vergognarsi per quello che si e’ fatto o meglio non si e’ fatto a tal riguardo o solo per propri interessi senza convinzione e senza risultati concreti e sostanziali.
Intanto il 16 giugno scade il termine per gli italiani all’estero per il pagamento della prima rata dell’IMU per il 2023 cosi’ come previsto anche per gli italiani all’estero ma non sulla loro prima casa in Italia.
Per i pensionati all’estero la quota di riduzione si abbassa al 50%, il tutto nel segno della continuità e consolidamento degli atteggiamenti ingiusti e impositivi assunti a discapito di una collettività poco e mal rappresentata.
Nello Passaro
