Cold Case: La strage di Sinnai (2a parte). Il killer è quello dietro alle sbarre?
Il 30 Novembre è iniziato il processo di revisione, per Beniamino Zuncheddu. Condannato all’ergastolo per omicidio plurimo.
Era l’8 Gennaio 1991 quando, nel tardo pomeriggio, un uomo raggiunse l’ovile Cuile is Coccus sulle montagne tra Sinnai e Burcei. Scese dalla sella della Vespa, imbracciando un fucile. Sparò a bruciapelo al proprietario Gesuino Fadda,56 anni, sorpreso sulla stradina di accesso all’ovile. Successivamente salì verso lo stazzo -lo spazio dove venivano ricoverate le pecore durante la notte- uccidendo il figlio di Fadda, Giuseppe 24 anni. Quindi entrò nel piccolo edificio sulla destra e fulminò il pastore Ignazio Pusceddu, 55 anni, che si era nascosto in una stanza interna; infine sparò contro il genero del titolare -Luigi Pinna, 32 anni- accucciato nella stessa camera. Il ragazzo sopravvisse. Tutto si concluse in pochi minuti. Dopo un mese il superstite, indica Beniamino Zuncheddu come l’autore della strage.
Dopo trentadue anni di carcere, Zuncheddu ha ottenuto la sospensione della pena. Ora ha 59 anni. Il 30 Novembre scorso è iniziato il processo di revisione che si concluderà il prossimo 19 Dicembre.
Nella prima parte abbiamo detto che – a parte la testimonianza di Pinna- c’erano alcuni punti oscuri nella vicenda.
La tesi degli inquirenti che sarebbe stato un solo uomo a compiere l’eccidio in pochi minuti, stride con la dinamica dei fatti più aderente ad un assalto di tipo paramilitare con un gruppo di fuoco. I tempi tra la partenza di Zuncheddu da Brucei – il paese dove abitava- e il suo rientro alle 19, con in mezzo una bella strage, è insensato.
Poi c’è l’enorme macchia nera delle pressioni della polizia sullo stesso Pinna, indotto ad un riconoscimento forzato. Ma perchè ?
Secondo la procuratrice Nanni tutto era stato orchestrato per indirizzare le indagini verso di lui pur di non farle arrivare al rapimento Murgia -imprenditore di Dolianova, sequestrato per 80 giorni- nel quale erano implicati alcuni confidenti del discusso giudice istruttore Luigi Lombardini – che si suicidò con un colpo di pistola negli uffici della procura di Cagliari, dopo essere stato accusato di avvalersi di una rete di pregiudicati, per lo svolgimento di indagini paralleli nei sequestri di persona, tra i quali alcuni condannati proprio per il rapimento.
I collegamenti tra i due episodi sarebbero diversi. Uno dei carcerieri di Murgia aveva trascorso la latitanza nella zona dell’ovile; già all’epoca del sequestro i carabinieri di Dolianova ipotizzano che il commando di sequestratori fosse passato a ridosso dell’ovile dei Fadda e indicarono il movente nell’eliminazione di testimoni pericolosi o di complici in disaccordo; uno dei sequestratori, confidente di Lombardini, prese possesso dell’ovile subito dopo gli omicidi. Murgia doveva essere rilasciato tre giorni prima del suo ritrovamento,che risale all’11 gennaio 1991. Un ritardo dovuto a ciò che accadde proprio quel 8 Gennaio ? Uno dei carcerieri che interagiva con l’ostaggio durante la detenzione gli riferì che non volevano dividere il riscatto con altri, ed era stato definito da Murgia «agitatissimo e preoccupato». Forse perché sapeva del sopravvissuto all’eccidio, e temeva che questi avesse visto troppo ?
