Messico. Alfonso Scarano, il direttore italiano che porta la Sinfonica dello Yucatán sul palco di Bellas Artes
Dal Messico alla Thailandia, dalla Repubblica Ceca alle grandi orchestre internazionali: il maestro italiano ha diretto il 24 ottobre a Città del Messico la formazione sinfonica dello Yucatán, in un concerto che ha unito Paganini, il patrimonio musicale messicano e Prokofiev.

C’è anche una bacchetta italiana tra i protagonisti della vita musicale internazionale in Messico. Sabato 24 ottobre, l’Orchestra Sinfonica dello Yucatán, diretta dal maestro Alfonso Scarano, si è esibita al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, uno dei luoghi simbolo della cultura messicana.
Per Scarano, che dal 1º gennaio 2026 ricopre ufficialmente l’incarico di direttore titolare della formazione, il concerto ha rappresentato una tappa importante nella sua prima esperienza professionale in Messico, dopo una carriera costruita attraverso collaborazioni e incarichi internazionali.
Una nomina scelta dai musicisti
La nomina di Scarano è arrivata al termine di una selezione internazionale che ha coinvolto circa 70 direttori. A fare la differenza è stata anche la valutazione dei componenti dell’orchestra: secondo quanto dichiarato dal maestro, ha ottenuto l’80% dei voti espressi dai 62 musicisti della formazione.
«La mia è una nomina che viene dal basso», ha spiegato Scarano, sottolineando il valore del consenso ricevuto direttamente dall’ensemble. Un elemento significativo in un ambiente in cui il rapporto tra direttore e orchestra è determinante per costruire un’identità musicale condivisa.
Prima dell’incarico nello Yucatán, Scarano ha diretto per 13 anni la Thailand Philharmonic Orchestra a Bangkok e ha lavorato per cinque anni a Teplice, nella Repubblica Ceca. Parallelamente, da 28 anni insegna al conservatorio Luca Marenzio di Brescia, mantenendo un legame con la formazione musicale in Italia.
Paganini, Daniel Ayala e Prokofiev
Il programma del concerto ha offerto un percorso musicale tra tradizione europea e identità messicana. In apertura, il pubblico ha ascoltato il Concerto per violino n. 1 di Niccolò Paganini, con il violinista canadese Kerson Leong, al suo debutto in Messico.
La serata ha proposto anche la Sinfonía de las Américas di Daniel Ayala Pérez, compositore dello Yucatán nato nel 1906, del quale ricorrono quest’anno i 120 anni dalla nascita. L’esecuzione ha contribuito a riportare l’attenzione su una figura importante del nazionalismo musicale messicano, legata anche alle radici culturali maya.
A completare il programma, una selezione dalle suite n. 1 e n. 2 di Romeo e Giulietta di Sergej Prokofiev, ispirate alla tragedia di Shakespeare. Tre universi musicali diversi, affidati a una formazione che punta a consolidare la propria presenza sulla scena nazionale e internazionale.
Un ponte culturale tra Italia e Messico
La presenza di un direttore italiano alla guida di un’orchestra messicana è anche un esempio concreto di come la cultura possa creare legami oltre i confini. La musica classica, pur parlando un linguaggio universale, porta con sé tradizioni, scuole e sensibilità diverse: il confronto tra repertorio europeo e composizione messicana ha dato al concerto una dimensione che va oltre la semplice esecuzione.
Scarano proseguirà nelle prossime settimane la propria attività internazionale con appuntamenti previsti a Guadalajara, Istanbul e Gerusalemme. Il suo percorso conferma il ruolo dei musicisti italiani nella circolazione internazionale delle competenze artistiche e nella costruzione di collaborazioni tra istituzioni culturali.
Per la comunità italiana all’estero, storie come questa raccontano un’Italia che si fa conoscere non soltanto attraverso la propria eredità storica, ma anche grazie a professionisti che lavorano, insegnano e dirigono in contesti internazionali.
Fonte: Punto d’Incontro; ANSA; Istituto Nacional de Bellas Artes y Literatura.
