“Cristo fra i muratori” e i 100 anni di Pietro Di Donato
E’ una di quelle storie che affondando nelle radici nella lotta sociale che nel corso di 100 anni ha portato i diseredati della Penisola ai vertici dell’amministrazione statunitense. La storia di tanti italiani (ma non solo) che lottarono e spesso morirono nel nome della dignità del lavoro.
Era il 1945 quando in Italia viene pubblicato da Bompiani “Cristo fra i muratori”, un libro destinato a riscuotere tantissimo successo in lingua inglese (pubblicato nel 1939) e tra i lettori americani. L’autore, Pietro Di Donato era un muratore che amava scrivere ma che non cercava la gloria letteraria per il suo romanzo. Nelle sue pagine egli infatti trasportò essenzialmente il suo mondo, i suoi colori, la sua identità di italoamericano, figlio dell’assimilazione statunitense, in pratica figlio di nessuno.
Nato a New Hoboken, New Jersey, il 3 aprile del 1911, Pietro Di Donato visse in prima persona l’epopea della grande migrazione italiana negli Stati Uniti. Figlio di un semplice manovale emigrato agli inizi del Secolo dalla città del Vasto (Chieti) e di una donna nata a Taranta Peligna, Pietro imparò fin dai primi anni della sua vita che le braccia del padre erano tra le tante che contribuiranno alla realizzazione delle grandi opere architettoniche americane. Pietro scoprì l’odore del cemento e della calce e assorbì ogni elemento della vita di tanti muratori italiani in bilico tra un grattacielo e l’altro delle metropoli nordamericane. Il futuro scrittore non dimenticò mai la sua infanzia e tra un impegno e l’altro come scrittore, si cimentò egli stesso nella vita di cantiere. Rimasto orfano all’età di 12 anni, Pietro Di Donato conobbe sulla propria pelle la fatica del lavoro manuale e la propria esperienza nei cantieri lo aiutò nel mantenere saldo il credo nei valori del socialismo. Ispirato alla tragica vicenda del padre, morto in cantiere il venerdì santo del 1923, Di Donato scrisse il suo primo romanzo, “Cristo tra i muratori, nel 1939 e divenne subito uno scrittore bestseller della letteratura americana.
L’Italia avrebbe dovuto attendere 30 anni per vedere un altro romanzo (Il Nome della Rosa di Umberto Eco) in vetta alle classifiche dei libri. Pensato in origine come un racconto breve pubblicato da Esquire “Cristo tra i Muratori” venne rielaborato per divenire un romanzo e conquistò letteralmente il cuore dei lettori americani. Si trattò di un successo fugace, offuscato fin troppo presto dai drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, ma la storia raccontata aveva grande pathos e nel dopoguerra si meritò un adattamento cinematografico. Il regista Edward Dmytryck realizzò infatti nel 1949 una pellicola incentrata su questo libro dandogli il titolo di “Give Us this Day”: un film che ancora oggi viene considerato un caposaldo della tematica sociale. Interpretato da una bravissima Lea Padovani, il film venne proiettato in Italia nel 1950 con il titolo originale del libro, “Cristo fra i muratori” e vinse il Premio Pasinetti della critica italiana alla Mostra internazionale del cinema di Venezia.
Gli anni della guerra videro lo scrittore cimentarsi con la propria coscienza di italo-americano e socialista. Fedele al proprio credo politico, Di Donato scelse di essere obiettore di coscienza e pagò con l’ internamento le proprie scelte ideologiche. Il periodo di prigionia non fu però del tutto oscuro. In quegli anni egli conobbe infatti quella che diverrà sua moglie.
La fine della guerra portò nuova ispirazione e Di Donato realizzò un secondo romanzo, “Tre cerchi di luce”, incentrato sul mondo primitivo dei componenti della colonia italiana di New York, all’inizio del secolo. L’italo-americano ritrovò il successo letterario per scomparire però dalle scene con l’avvento di una filmografia postbellica tutta incentrata sui fasti della democrazia americana. Il mondo “esplosivo” di Pietro Di Donato attirò solo per pochi anni l’attenzione del grande pubblico. Gli scenari di ombre cupe e di luce violenta, la sua filosofia amara e pazientissima, vennero metabolizzate ipocritamente dalla società americana e ricacciati definitivamente negli scantinati delle librerie e delle biblioteche.
Anche Pietro Di Donato rimase un personaggio sospeso nella grande storia della nostra emigrazione. Grandissimo autore di denuncia sociale, l’abruzzese pubblicò nel 1958 This Woman e due anni dopo una toccante biografia di madre Cabrini: “Immigrant Saint: The Life of Mother Cabrini”. Seguirono, Three Circles of Light (1960), The Penitent (1962, sulla vita di Santa Maria Goretti), Naked Author (1970) e infine l’opera incompleta “The American Gospels” (che uscirà postuma nel 2000). Di Donato divise il suo tempo tra la passione per la letteratura e il lavoro quotidiano nell’edilizia e vestì spesso le vesti del giornalista d’inchiesta. Nel 1978 il suo servizio giornalistico sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (intitolato “Christ in Plastic”) , vinse infatti il premio dell’Overseas Press Club mentre molti altri articoli ricevettero critiche lusinghiere e vennero pubblicate su riviste titolate del panorama statunitense.
Indiscusso esponente di una stagione letteraria italoamericana esaltata anche dai vari John Fante, Pascal D’Angelo e Mario Puzo, figlio della dura emigrazione italiana, testimone obiettivo delle grandi ingiustizie sociali americane di inizio secolo, si spense a Long Island, New York il 19 gennaio del 1992 finendo inizialmente nell’oblio. Sarà il documentario realizzato dal regista Stefano Falco a riportare in auge l’opera e la vita di Pietro Di Donato oltre a un premio letterario organizzato a Taranta Peligna per alcuni anni a riaccendere i riflettori sul grande scrittore abruzzese. Sempre troppo poco per un autore che ha saputo segnare con grande efficacia le problematiche sociali dei lavoratori nell’America che stava realizzando il suo boom economico.
