Filippo Longo, il settimo fratello di San Francesco
….”Fu cognominato Lungo, per esser di statura lunga, e grande; nel modo che il B. Morico altro suo compagno, e già anche Crocifero come lui, fu cognominato Piccolo, per esser di statura piccola”.

Al di là della citazione inserita nelle Vite di Ludovico Jacobilli , sono davvero poche le notizie sulle origini di Filippo che divenne per tutti Lungo e che si unì a San Franesco divenendone prezioso confratello. Alcuni studiosi ritengono che frate Longo fosse nato a Mandria, borgo ai piedi del Monte Subasio, altri studiosi propendono per le origini nel contado di Perugia, altri ancora le collocano a Castel S.Savino sul Monte Izzo. Molti ricercatori hanno però stabilito le sue origini nel paese di Atri, cittadini che diede i natali, oltre alla famiglia dell’imperatore Adriano, a diversi illustri personaggi che hanno lasciato impronte importanti nella storia missionaria: dal francescano padre Marcellino al beato Rodolfo Acquaviva e a Claudio Acquaviva d’Aragona Preposito Generale dei Gesuiti.
Frate Filippo, secondo le fonti tratte da Tommaso da Celano, fu il settimo compagno di Francesco: «finalmente il loro numero divenne sette con frate Filippo, al quale il Signore aveva toccato e purificato le labbra con il carbone ardente, così che parlava di Dio con mirabile dolcezza. Interpretava la Scrittura, spiegando il significato più recondito, senza aver studiato nelle scuole, simile a coloro che i principi dei Giudei disprezzavano come ignoranti e illetterati (gli apostoli)»

Filippo Longo si distinse durante la vita per le sue grandi capacità oratorie e contemplative. Il confratello di San Francesco cu capace anche di una interpretazione profonda delle sacre scritture, e sicuramente fu determinante nelle più importanti scelte della comunità francescana.
Il frate nato probabilmente ad Atri godeva di grande stima da parte del santo d’Assisi tanto da essergli al fianco anche durante gli incontri con Santa Chiara a San Damiano. La conoscenza di Chiara fece nascere in Filippo una profonda stima per la santa alla quale dedicò devotamente il suo carisma e la sua esperienza cristiana. E sarà proprio Filippo a impegnarsi in prima persona alla fondazione dei primi conventi delle “povere dame”. Uno di questi conventi, ancora attivo, si trova proprio ad Atri.

Del rapporto di amicizia fra Filippo Longo e Santa Chiara, ne parla anche Tommaso da Celano nella Leggenda sulla vita della santa di Assisi.
Nel 1219, frate Filippo Longo, su interessamento del cardinal Ugolino, fu eletto primo Confessore, Visitatore, Correttore, e Presidente delle monache di San Damiano, dette poi di Santa Chiara.
Tale nomina però non fu gradita da San Francesco il quale sentenziò: “I miei frati proprio per questo sono chiamati Minori, perché non presumano di diventare maggiori”.
Francesco credeva infatti che la nomina di un frate, quale “superiore” delle “Recluse di S. Damiano”, fosse il sintomo di uno sviluppo infausto e irreversibile della sua “fraternitas”
Tornato dalla Terrasanta il santo d’Assisi destituì immediatamente il frate dall’incarico ma alla morte dello stesso, per volontà del Papa, Frate Filippo fu chiamato nuovamente a questa carica.
Sono gli anni in cui i francescani si dividono tra un’ala più oltranzista che vuole ritornare all’esempio del fondatore, e una maggioranza ‘conventuale’ ormai organizzata come un ordine religioso

Dopo aver contribuito alla raccolta di materiale sul santo d’Assisi, Filippo Longo fu inviato dai superiori in Francia, probabilmente nei pressi di Clermont- Ferrand dove, dove avrebbe continuato a stupire gli ascoltatori con le sue doti oratorie davvero innate, se anche il passaggio da Italia a Francia non le aveva appannate
Secondo il biorgrafo seicentesco Iacobilli il futuro beato Filippo Longo «con mirabil fervore predicava, e lasciava segni delle sue grandissime virtù»;
Il destino di Filippo Longo di Atri resta uno degli aspetti più affascinanti della sua vicenda. Infatti, a un certo punto, il suo nome scompare quasi completamente dalle fonti ufficiali. Compare tra i testimoni della cosiddetta “lettera di Greccio” del 1246, un documento che raccoglieva testimonianze alternative su Francesco. Tuttavia, nel 1263, l’Ordine decise di uniformare la memoria del Santo e per farlo vennero distrutte molte biografie precedenti, sostituite dalla “Legenda Maior” di Bonaventura da Bagnoregio. In questo testo, Filippo Longo non viene nemmeno citato.
Di conseguenza, la sua figura fu quasi cancellata, come se non fosse mai esistito. Oggi, Filippo Longo di Atri resta una figura quasi sconosciuta pur avendo avuto, secondo le poche informazioni biografiche, un ruolo importante nella storia del francescanesimo dalle parti di Clermont-Ferrand, dove avrebbe continuato a stupire gli ascoltatori con le sue doti oratorie davvero innate, se anche il passaggio da Italia a Francia non le aveva appannate.
Il settimo seguace di Francesco morì presumibilmente nell’anno 1259. Per molti studiosi sarebbe morto in Alvernia mentre per altri il suo corpo sarebbe stato sepolto nel Convento delle Clarisse in Assisi.
Sempre Iacobilli descrisse la morte di Filippo: «et in fine, chiaro di miracoli, morì in Monte Ferrando, Città d’Arvernia, Provincia della Francia: ancorché alcuni Scrittori asseriscono esser morto in Perugia, e sepolto in un Monastero di Monache: il che non si trova vero: ma ben verissimo riposarsi in detto luogo d’Arvernia in Francia. La sua morte seguì adì 14 di Marzo l’An. 1259».
Anche su questa data non c’è certezza assoluta e alcuni studiosi fanno osservare come al capezzale di santa Chiara, nel 1253, c’erano tutti i frati della prima ora, ma non l’amico Filippo Longo, forse perché era già morto.
