Mondiale, più spettacolo o più rappresentanza? Forse è arrivato il momento di rivedere i criteri di qualificazione
Con l’avanzare del Mondiale 2026 emerge una considerazione difficile da ignorare: gran parte del calcio di più alto livello continua a essere espressione dell’Europa.

Molte delle nazionali europee hanno superato gli ottavi di finale offrendo qualità tecnica, organizzazione tattica e intensità di gioco superiori rispetto a molte rappresentative di altri continenti.
La domanda, quindi, è inevitabile.
La FIFA deve continuare a distribuire i posti seguendo soprattutto criteri geografici oppure dovrebbe premiare maggiormente il merito sportivo?
L’attuale formula garantisce una presenza ampia a tutti i continenti. È una scelta comprensibile: il Mondiale è la competizione di tutto il pianeta e deve permettere anche ai Paesi emergenti di confrontarsi con le grandi potenze del calcio.
Ma il rovescio della medaglia è evidente.
Quando numerose squadre vengono eliminate rapidamente, mentre nazionali di alto livello restano escluse già nelle qualificazioni europee, è inevitabile chiedersi se il sistema sia ancora quello che offre il miglior spettacolo possibile.
Ogni edizione vede infatti alcune nazionali europee di ottimo livello rimanere fuori dalla fase finale, mentre altre squadre provenienti da continenti meno competitivi partecipano senza riuscire a essere realmente protagoniste.
Naturalmente esistono eccezioni.
Il Marocco ha raggiunto una storica semifinale nel 2022 e diverse nazionali sudamericane continuano a rappresentare l’eccellenza del calcio mondiale. Anche alcune squadre asiatiche e nordamericane hanno mostrato progressi importanti.
Tuttavia, osservando il livello medio della competizione, resta l’impressione che il calcio europeo continui a esprimere la maggiore concentrazione di nazionali competitive.
Forse è arrivato il momento di aprire un dibattito.
Non per trasformare il Mondiale in un torneo esclusivamente europeo, ma per valutare se una parte dei posti dovrebbe essere assegnata in misura maggiore sulla base della competitività dei diversi continenti.
Il Mondiale deve restare la festa del calcio mondiale.
Ma deve essere anche la competizione che offre il miglior spettacolo possibile.
Ed è proprio su questo equilibrio che, probabilmente, la FIFA sarà chiamata a riflettere nei prossimi anni.
