Repubblica Dominicana, il 3 agosto entra in vigore la contestata “Ley Mordaza”: tutela della reputazione o rischio per la libertà di stampa?
Il prossimo 3 agosto entrerà in vigore nella Repubblica Dominicana il nuovo Codice Penale (Legge 74-25). Tra le disposizioni che stanno suscitando il maggiore dibattito vi sono quelle riguardanti i reati contro l’onore, la reputazione e la diffusione di contenuti attraverso i mezzi di comunicazione e i social network, norme che molti giornalisti e attivisti hanno già ribattezzato “Ley Mordaza”, ovvero “legge bavaglio”.

L’espressione non è ufficiale, ma riflette le preoccupazioni di una parte della società civile, secondo cui alcune disposizioni potrebbero limitare la libertà di espressione e scoraggiare il giornalismo d’inchiesta. Organizzazioni della stampa, avvocati e difensori dei diritti civili temono infatti che il rischio di sanzioni penali possa indurre molti professionisti dell’informazione e semplici cittadini a evitare denunce pubbliche o inchieste su temi delicati.
Secondo i critici, il nuovo quadro normativo potrebbe favorire un clima di autocensura, soprattutto nell’era dei social media, dove la diffusione di immagini, video e dichiarazioni avviene in tempo reale. A loro avviso, la tutela dell’onore e della reputazione è certamente un obiettivo legittimo, ma dovrebbe essere bilanciata con il diritto dei cittadini a informare e a essere informati.
Di diverso avviso il Governo e i sostenitori della riforma. Il presidente Luis Abinader ha respinto con decisione l’etichetta di “legge bavaglio”, sostenendo che le modifiche puntano esclusivamente a modernizzare un Codice Penale ormai vecchio di oltre 140 anni e a proteggere le persone dalla diffamazione, dalle campagne di odio, dalla divulgazione non autorizzata di contenuti privati e da altri reati digitali che fino a oggi erano disciplinati in modo incompleto. Lo stesso Governo ha presentato ulteriori modifiche al Congresso per chiarire alcuni articoli contestati prima dell’entrata in vigore della legge.
Il nuovo Codice introduce infatti numerose fattispecie legate ai reati informatici, alla violazione della privacy, al cyberstalking e alla diffusione illecita di immagini intime, cercando di adeguare la legislazione dominicana alle sfide dell’era digitale. Per molti giuristi si tratta di un aggiornamento necessario; il dibattito riguarda soprattutto il modo in cui tali norme saranno applicate dai tribunali.
La discussione rimane quindi aperta. Da una parte vi è l’esigenza di proteggere i cittadini dagli abusi che possono verificarsi sul web; dall’altra la necessità di garantire che il diritto di cronaca, la libertà di opinione e il lavoro dei mezzi di informazione non vengano limitati da interpretazioni troppo estensive della legge.
Per la Repubblica Dominicana il 3 agosto rappresenterà una data importante. Sarà infatti l’inizio di una nuova fase del sistema penale nazionale e, probabilmente, anche di un intenso confronto tra magistratura, istituzioni, giornalisti e società civile sul delicato equilibrio tra tutela della persona e libertà di espressione. Solo l’applicazione concreta della legge nei prossimi mesi permetterà di capire se i timori di una “Ley Mordaza” fossero fondati oppure se il nuovo Codice riuscirà a conciliare efficacemente i due diritti.
