“Multas fantasma” nella RD: ma chi deve dimostrare che l’infrazione è davvero tua?
Dopo aver parlato ieri delle “multas fantasma”, emerge una domanda importante: quando un cittadino contesta una multa che sostiene di non aver mai commesso, deve essere lui a dimostrare di essere innocente oppure l’autorità deve poter dimostrare su quali elementi si basa la sanzione? La Ley 63-17 offre alcuni punti di partenza molto chiari.

Ieri abbiamo parlato delle cosiddette “multas fantasma”: quelle infrazioni stradali che compaiono nei sistemi amministrativi a carico di persone che sostengono di non averle mai commesse.
Il caso più sorprendente è quello di chi scopre una multa pur non avendo mai guidato un’automobile o una motocicletta, oppure si trova associata a un’infrazione commessa in un luogo e in un momento nei quali afferma di non essere mai stato.
Ma c’è una domanda che viene subito dopo.
Se il cittadino contesta quella multa, chi deve dimostrare che l’infrazione è realmente avvenuta e che è stata correttamente attribuita a quella persona?
La domanda non è soltanto teorica.
La legge dice che deve esistere un verbale
La Ley 63-17 de Movilidad, Transporte Terrestre, Tránsito y Seguridad Vial stabilisce che, quando viene accertata un’infrazione, deve essere redatta un’acta de infracción.
E il contenuto dell’atto non è lasciato alla libera interpretazione.
La legge indica una serie precisa di elementi che devono essere riportati: nome dell’infrattore, luogo, data e ora dell’infrazione o della sua verifica, natura dell’atto contestato, identificazione del veicolo e disposizione normativa violata.
Ma c’è un elemento particolarmente interessante.
L’atto deve contenere anche gli altri elementi probatori e identificativi dell’infrazione, compresi, quando disponibili, fotografie e filmati provenienti dai sistemi tecnologici.
In altre parole, una multa non dovrebbe essere soltanto una riga comparsa misteriosamente in un database.
Dovrebbe esserci un atto di infrazione con elementi sufficienti a identificare ciò che è accaduto.
DIGESETT accerta, ma non decide da sola la sanzione
C’è poi un’altra distinzione importante.
La DIGESETT ha il compito di fiscalizzare il traffico e redigere le actas de infracción. È una delle sue funzioni previste dalla legge.
Ma questo non significa che la DIGESETT possa semplicemente dichiarare qualcuno colpevole e chiudere la questione.
Il Tribunal Constitucional della Repubblica Dominicana ha già affrontato il tema, precisando che la DIGESETT non è, di per sé, l’organo autorizzato a imporre la sanzione e sottolineando l’importanza del rispetto del debido proceso.
Questo punto è fondamentale quando si parla di una multa contestata.
E allora cosa deve fare il cittadino?
La Ley 63-17 prevede che il destinatario dell’atto abbia la possibilità di pagare volontariamente la multa oppure impugnarla in giudizio entro il termine previsto. L’articolo 286 indica un termine di 30 giorni dalla commissione dell’infrazione per procedere in una delle due direzioni.
La procedura ufficiale della DIGESETT prevede inoltre servizi per la consultazione delle infrazioni e indica la possibilità di richiedere informazioni relative alle multe e al relativo descargo.
Ma qui nasce il problema pratico.
Immaginiamo che una persona dica: “Questa multa non è mia.”
La domanda dovrebbe essere: “Qual è l’atto di infrazione? Quale veicolo è stato identificato? Dove è stata commessa l’infrazione? A che ora? Chi l’ha rilevata? Esiste una fotografia o un filmato? Qual è l’elemento che collega quella violazione proprio a questa persona?”
Sono domande semplici, ma fondamentali.
Non basta che il computer dica “multa”
Un database può registrare un’informazione.
Ma il database non spiega necessariamente come quell’informazione sia nata.
È qui che la questione delle “multas fantasma” diventa più interessante.
Se un cittadino non ha mai avuto una patente, non possiede un veicolo e si ritrova con una multa associata alla propria identità, non dovrebbe essere sufficiente rispondere: “La multa è nel sistema, quindi esiste.”
Il sistema deve essere in grado di ricondurre quella sanzione a un’infrazione concreta.
E la legge stessa richiede che l’atto di infrazione contenga gli elementi necessari a identificare chiaramente il fatto contestato.
Il cittadino deve provare di non essere stato lì?
Qui arriviamo al punto più delicato.
Dire che il cittadino non deve mai fornire alcuna prova sarebbe semplicistico. Quando una persona impugna una sanzione può certamente presentare elementi a sostegno della propria posizione.
Ma è altrettanto semplicistico sostenere il contrario, cioè che basti una registrazione amministrativa perché il cittadino debba dimostrare di essere innocente.
La questione fondamentale è il procedimento attraverso il quale la sanzione viene accertata e contestata.
E proprio per questo la Ley 63-17 parla espressamente di elementi dell’atto e di possibilità di impugnazione.
Un italiano residente può trovarsi nella stessa situazione?
La domanda interessa anche gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.
Un residente straniero che possiede una cédula dominicana può essere identificato nei sistemi amministrativi del Paese e, come qualsiasi altro cittadino o residente coinvolto in una procedura di traffico, può avere bisogno di verificare la propria posizione.
Per questo il problema delle “multas fantasma” non è soltanto una questione che riguarda la popolazione dominicana.
Può riguardare chiunque venga associato erroneamente a un’infrazione.
E per uno straniero che vive nella Repubblica Dominicana la conoscenza delle procedure può essere ancora più importante.
La domanda giusta è un’altra
Forse, quindi, abbiamo posto male la domanda nel nostro articolo precedente.
Non dovrebbe essere soltanto: “Come posso dimostrare che quella multa non è mia?”
La domanda dovrebbe essere anche: “Quali sono gli elementi sulla base dei quali quella multa è stata attribuita a me?”
Sono due cose molto diverse.
Nel primo caso il cittadino parte dalla posizione di chi deve difendersi.
Nel secondo chiede semplicemente di conoscere il fondamento della sanzione che gli è stata attribuita.
E la Ley 63-17 stabilisce che l’acta de infracción deve contenere proprio gli elementi necessari a determinare chiaramente l’infrazione e gli eventuali elementi probatori.
Una questione di trasparenza
La questione, alla fine, non riguarda soltanto le multe.
Riguarda il rapporto tra cittadino e amministrazione.
Se una sanzione è corretta, deve essere pagata.
Se invece è frutto di un errore, deve esistere un percorso semplice e trasparente per correggerlo.
E soprattutto il cittadino dovrebbe poter conoscere che cosa gli viene contestato e sulla base di quali elementi.
Perché una cosa è ricevere una multa per aver commesso un’infrazione.
Un’altra è scoprire che il proprio nome è associato a un’infrazione che non si riconosce.
In quel caso, prima ancora di chiedere al cittadino: “Dimostra che non sei stato tu”,
la domanda dovrebbe essere: “Queste sono le prove che abbiamo: sei tu la persona responsabile?”
È una differenza piccola nelle parole. Ma enorme nel rapporto tra il cittadino e l’amministrazione.
Fonti: Ley 63-17, DIGESETT, INTRANT e Tribunal Constitucional de la República Dominicana.
